incesto
Veronica Segreti in Famiglia #30
Efabilandia
11.06.2026 |
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"Miles Davis continuava a suonare in sottofondo, quelle note jazz lente e sensuali che rendevano tutto ancora più perverso..."
Il cuore mi batteva così forte che lo sentivo nelle orecchie mentre Laura parcheggiava l’auto nel retro del motel. Erano le cinque del pomeriggio, il cielo era grigio piombo e una pioggia leggera tamburellava sul tettuccio. Indossavo un trench nero corto, stretto in vita, sotto il quale ero praticamente nuda: solo un completino di pizzo nero trasparente e un paio di décolleté nere con tacco 12, lucide, affilate come armi. Laura aveva un impermeabile beige lungo fino al ginocchio, sotto solo lo spaccaculi nero enorme già indossato e lubrificato, pronto a distruggere.Marco ci aveva mandato l’ultimo messaggio: «Davide e Luca sono entrati. Li hanno presi. Io resto fuori come pattuglia.»
Non era intervenuto. Aveva solo seguito mamma e Manas fino alla stanza 17, come un’ombra silenziosa. Il resto lo avevano fatto i suoi due amici della palestra: due bestie di quasi novanta chili ciascuna, tatuate, con facce da maranza che non promettevano niente di buono.
Entrammo senza bussare. La porta era stata lasciata accostata.
L’odore ci colpì subito, denso, caldo, animalesco. Sesso fresco. Fica eccitata, sudore maschile, quel profumo dolce e speziato di mamma mescolato all’odore muschiato di Manas. Nella stanza, una musica jazz d’autore suonava bassa da un vecchio stereo: Miles Davis, “Blue in Green”, note lente, sensuali, malinconiche che si intrecciavano perfettamente con i gemiti strozzati che ancora aleggiavano nell’aria.
La scena era perfetta.
Manas era legato su una sedia robusta, mani dietro la schiena, caviglie fissate alle gambe della sedia. Il suo corpo muscoloso e scuro brillava di sudore. Il grosso cazzo nero, ancora mezzo duro e lucido degli umori di mamma, gli pendeva tra le cosce aperte. Davide e Luca avevano fatto un buon lavoro: nastro adesivo e corde da palestra.
Cristina era sul letto king size, completamente nuda, legata a X con le braccia e le gambe spalancate. La sua fica matura, gonfia e rossa, era ancora aperta e colava un misto di umori e sborra. I seni grandi si alzavano e abbassavano velocemente per il respiro affannato. Indossava ancora le décolleté nere lucide, l’unico indumento rimasto. Il trucco era sbavato, il rossetto rosso sporco intorno alla bocca.
Quando entrai io, seguita da Laura, gli occhi di mamma si spalancarono per il terrore puro.
«Veronica…?» la voce le uscì strozzata.
Non risposi subito. Mi avvicinai lentamente al letto, lasciando che i tacchi risuonassero sul pavimento. Mi fermai davanti a Manas. Lo guardai dall’alto, poi sollevai la gamba destra e appoggiai la punta affilata del mio tacco direttamente sul suo cazzo pesante.
Premetti.
Manas ringhiò, dimenandosi sulla sedia, i muscoli che si tendevano. Il suo cazzo si schiacciò sotto il mio tacco, la cappella che si deformava.
«Stai fermo, negro di merda» dissi con voce bassa e velenosa. «Questo è solo l’inizio. Dopo ti faccio sfondare il culo da Laura. Ti piace violentare le ragazzine? Vediamo quanto ti piace prenderlo nel tuo buco nero.»
Manas si agitò di più, cercando di liberarsi. Io premetti ancora più forte con il tacco, ruotandolo leggermente. Lui gemette di dolore.
«Non ti preoccupare» continuai con un sorriso crudele. «I nostri amici sono qui fuori. Se fai il bravo, magari non ti rompono troppe ossa.»
La voce fuori campo avrebbe detto che Davide e Luca erano rimasti nel corridoio, pronti a rientrare al minimo segnale.
Tornai a guardare mamma. Cristina era bellissima nella sua umiliazione: le guance arrossate, gli occhi lucidi di paura ed eccitazione forzata, la fica che ancora pulsava visibilmente.
Laura si tolse l’impermeabile con un gesto teatrale. Lo spaccaculi nero, lungo 28 centimetri e spesso come un polso, svettava tra le sue gambe, lucido di lubrificante. Cristina lo vide e il suo corpo ebbe un brivido violento.
«No… Laura… ti prego… non quello…» supplicò con voce rotta.
Laura sorrise, accarezzando la cappella mostruosa.
«Invece sì, troia. Proprio questo. Lo stesso che hai fatto mettere nel culo di tua figlia dai tuoi amici.»
Marco entrò in quel momento, chiudendo piano la porta dietro di sé. Era vestito casual, jeans e felpa nera, ma quando si abbassò i pantaloni il suo cazzo grosso e duro saltò fuori, già completamente eretto. Cristina lo vide e rimase letteralmente senza fiato.
«Marco…?» la voce le tremò di incredulità e vergogna profonda. «Tu… mio nipote…»
Marco non disse niente. Prese solo il telefono e cominciò a filmare, l’inquadratura che passava dal viso distrutto di Cristina al suo corpo legato, alla sua fica aperta, fino allo spaccaculi di Laura.
Io mi sedetti sul bordo del letto accanto a mamma, le accarezzai i capelli sudati con finta dolcezza mentre l’odore del suo sesso — dolce, maturo, mescolato a paura — mi riempiva le narici.
«Guarda bene, mamma» sussurrai al suo orecchio, la voce carica di eccitazione e rabbia. «Adesso Laura ti apre quella fica da troia… e poi sarà Marco a scoparti. Tuo nipote. Il figlio di tuo fratello. Davanti a Manas. E tutto verrà filmato. Se provi a dire qualcosa… queste immagini finiranno ovunque.»
Cristina tremò. Una lacrima le scese sulla guancia, ma vidi chiaramente la sua fica contrarsi e rilasciare un rivolo fresco di umori. Era eccitata. Umiliata fino al midollo, terrorizzata… eppure eccitata.
Laura si posizionò tra le sue gambe aperte. Appoggiò la grossa cappella contro le labbra gonfie della fica di mamma e cominciò a spingere.
Il primo gemito strozzato di Cristina fu musica per le mie orecchie.
Laura si posizionò tra le gambe spalancate di mamma con un sorriso crudele e determinato. Lo spaccaculi nero, enorme e venoso, svettava tra le sue cosce come un’arma di pura vendetta. Cristina lo fissava con gli occhi spalancati, il respiro corto, il corpo che tremava visibilmente.
«No… Laura… ti supplico… è troppo grosso…» gemette mamma, la voce rotta tra paura e quella eccitazione malata che non riusciva a nascondere.
Laura non rispose. Appoggiò solo la grossa cappella lucida di lubrificante contro le labbra gonfie e ancora aperte della fica di Cristina e cominciò a spingere.
In quel preciso momento, mentre il primo gemito strozzato di mamma riempiva la stanza, io mi voltai verso Manas.
Il negro era ancora legato stretto sulla sedia, il torace muscoloso che si alzava e abbassava velocemente. Il suo cazzo grosso e nero era di nuovo quasi completamente duro, traditore, lucido degli umori di mamma. Mi avvicinai lentamente, facendo risuonare i tacchi sul pavimento. Miles Davis continuava a suonare in sottofondo, quelle note jazz lente e sensuali che rendevano tutto ancora più perverso.
Sollevai la gamba destra e appoggiai la punta affilatissima del mio tacco sulla cappella del suo cazzo.
E spinsi.
Manas ringhiò di dolore, cercando di dimenarsi sulla sedia. Il nastro adesivo gli segava i polsi. Io sorrisi e aumentai la pressione, ruotando il tacco sulla cappella gonfia.
«Ti piace violentare le ragazzine, vero?» sussurrai con voce bassa e velenosa. «Ti piace legarle e riempirgli il culo di sborra?»
Premetti più forte. Il suo cazzo si schiacciò sotto il mio tacco, la cappella che diventava bianca ai bordi. Manas imprecò in una lingua che non capivo, il corpo che si contorceva. Più si dimenava, più io spingevo. Poi iniziai a tirargli calci precisi sulle palle pesanti, colpendole con la punta della scarpa.
Ogni calcio faceva rimbalzare le sue palle gonfie. Il dolore doveva essere lancinante, eppure quel porco continuava ad avere il cazzo durissimo, che pulsava sotto il mio piede come se godesse della tortura.
«Sei proprio un vero porco» dissi con disprezzo, ma anche con una strana eccitazione. «Ti faccio male e ti diventa ancora più duro. Dopo ti faccio sfondare il culo da Laura. Vediamo se ti piace prenderlo quanto piaceva a me.»
Manas respirava affannosamente, sudore che gli colava sul petto. L’odore della stanza era densissimo: fica matura di mamma, sudore maschile, paura, eccitazione. Il profumo dolce e speziato di Cristina si mescolava al mio, più fresco e giovane.
Nel frattempo Laura aveva cominciato a spingere davvero. Centimetro dopo centimetro, lo spaccaculi stava scomparendo dentro la fica di mia madre. Cristina urlava, un misto di dolore e piacere forzato, il corpo che si inarcava sul letto.
«Oh cazzo… è troppo… ti prego…» singhiozzava, ma la sua fica colava copiosamente intorno al mostro nero, tradendola completamente.
Marco filmava tutto in silenzio, il telefono in mano, il suo stesso cazzo duro che pulsava nell’aria. I suoi occhi erano fissi sulla zia, pieni di desiderio e di una rabbia trattenuta.
Io continuavo a calpestare e a dare calci leggeri ma precisi alle palle di Manas, godendo di ogni suo sussulto, di ogni gemito di dolore. Il suo cazzo era viola per la pressione del mio tacco, eppure continuava a colare pre-eiaculazione densa.
«Guarda la tua troia, Manas» gli dissi, schiacciandogli di nuovo il cazzo con tutta la suola. «Sta per essere distrutta dal cazzo del suo stesso nipote. E tu puoi solo guardare.»
Cristina emise un urlo lungo quando Laura affondò quasi tutto lo spaccaculi dentro di lei. Le lacrime le rigavano il viso, ma i suoi fianchi si muovevano leggermente verso l’alto, cercando di più.
La vendetta era iniziata. E aveva il sapore più dolce e sporco che avessi mai assaporato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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